1. MotoCzysz Ep1c

    25.06.2010 20:37:38

    Categoria: Gossip, Scene, Technik

    ant_ep1c.jpgDivaghiamo un momento dall’ambito scooter per parlarvi di nuove tecnologie applicate alle due ruote con la MotoCzysz.
    Benché il nome della casa produttrice sia altamente impronunciabile (si pronuncia motosizz) e ancora più difficile da scrivere, tanto che nonostante abbia controllato questo articolo più volte non escludo possibili errori di sintassi (la Moto…ecc. mi perdonerà), il nome del modello vi rimarrà sicuramente impresso nella mente, ed è assolutamente azzeccato per il tipo di prodotto che stiamo descrivendo.
    L’Ep1c è infatti nientepopodimeno che la moto elettrica più avanzata del mondo.
    Prodotta da una società dell’Oregon, la MotoCzysz appunto, specializzata nello spingere al limite estremo i veicoli elettrici.
    Estremi quanto vi state domandando?
    Beh tanto per darvi un’idea della tecnologia senza precedenti e delle capacità questa moto vi diciamo che possiede un pacco di batterie che ha una capacità 10 volte quello della Toyota Prius e che, peli sul petto permettendo, garantisce di scaricare a terra 2 volte e mezza la coppia di una Ducati 1198, il tutto racchiuso in un guscio di fibre organiche dall’aspetto che di più futuristico non ce né.
    Non soddisfatti dei soli “freddi” dati ottenuti, quelli della MotoCzysz hanno pensato bene di dimostrare le capacità di questo mezzo di trasporto per il paradiso, portandolo in un isoletta che qualsiasi appassionato di due ruota non può non conoscere: l’isola di Man, teatro del più pericoloso e spettacolare circuito del mondo il TT, benché poi proprio a causa della sua pericolosità sia stato sconvolto.
    Per dire la verità la moto fece la sua prima comparsa nel circuito lo scorso anno, ma complice un picco elettrico al suo sistema sperimentale di recupero cinetico dell’energia che fece letteralmente friggere la centralina di controllo motore (ECU) della moto non riuscì a completare il giro.
    D’altra parte la moto, all’epoca neonata, fu costruita da un team di sole 6 persone di cui un ingegnere, due meccanici, un ragazzo addetto al disegno CAD, il titolare e un’addetto alla carrozzeria.
    Si trattava di costruire una macchina da Formula 1 con un team che sarebbe insufficiente anche per correre in un trofeo di nicchia.
    Quest’anno però le cose sono cambiate e la nuova Ep1c, riprogettata, è veramente epica.
    Non solo è riuscita a completare il giro del circuito (lungo 60 chilometri!!) ma lo ha fatto con una media di oltre 150 km/h e una velocità massima di oltre 225 km/h.
    La cosa veramente epica è che tutto questo è stato fatto utilizzando durante il percorso meno del 40% dell’acceleratore, tagliando il traguardo con, a detta del proprietario della MotoCzysz, “un’abbondante riserva”.
    Il punto chiave dello sviluppo è ruotato attorno allo sviluppo delle batterie che in un veicolo elettrico rappresentano il più grande vincolo.
    La moto come si può vedere dalle foto è dotata di 10 singole celle ai polimeri di litio che pesano ognuna poco meno di 9 chili e sono assemblate a mano da una società che fabbrica batterie per la NASA.
    A testimonianza dell’estremo livello di cura di ogni singolo particolare la moto non presenta cavi di connessione dalle batterie alle moto, ma gli stessi attacchi che fissano le batterie al telaio sono utilizzati come collegamenti elettrici. Ma il vero segreto è la disposizione interna delle batterie, di cui purtroppo non possiamo mostrarvi delle foto, ma che permette di sostituire le batterie in pochi secondi.
    La facilità di sostituzione porta vantaggi enormi, per prima cosa non si deve aspettare quattro ore per la ricarica completa delle batterie, ma inoltre i vantaggi sono in termini di sicurezza. L’Ep1c funziona con quasi 500 Volts di tensione che è il massimo limite consentito, una potenza sufficiente per trasformare un pezzo di metallo da solido in liquido e per dividere a metà la mano di un meccanico (già successo in passato) è evidente come la sicurezza sia un punto fondamentale della questione.
    Il motore, un componente a corrente continua a magnete permanente, di nome “D1g1tal Dr1ve” è così piccolo che può entrare all’interno del forcellone sotto l’ammortizzatore posteriore.
    Il motore raffreddato ad olio rende più potenza e coppia dei tre motori raffreddati ad aria della precedente Ep1c, oltre ad essere più piccolo di uno solo di essi.
    La differenza fondamentale inoltre è che i motori elettrici raffreddati ad aria possono raggiungere il picco di potenza solo per pochissimi secondi prima che si sviluppino temperature elevatissime, ma tutto questo non accade con il motore raffreddato ad olio il cui unico limite di erogazione della potenza è dato dalla capacità delle batterie.
    L’aerodinamica curatissima poi provvede al resto, considerando che il 90% della potenza di un veicolo è utilizzato per spostare l’aria è ovvio come riducendo il più possibile la sezione frontale del veicolo si ottengano vantaggi, ma ancora più importante è l’uscita dei flussi, la zona posteriore, che in movimento va in bassa pressione, risucchia letteralmente il veicolo frenandone la corsa.
    Per risolvere il problema si sono utilizzati dei condotti attraverso il telaio della moto che incanalano l’aria ad alta pressione dalla zona anteriore fin sotto alla sella del pilota rompendo la bassa pressione.
    L’altra grande limitazione all’aerodinamica (il pilota) è sta risolta provvedendo a studiare una nuova posizione di guida sulla moto per il pilota che muovendosi all’indietro nei rettilinei su una specie di sellino per passeggero oltre ad assumere una forma super aerodinamica riesce anche a mantenere un buon controllo sulla moto.
    E la pista premia ampiamente tutte queste soluzioni, sopratutto rispetto all’approccio adottato dai concorrenti che utilizzano carenature “chiuse”.
    L’integrazione di tutte queste caratteristiche rende la moto un capolavoro ingegneristico e un passo avanti in termini progettuali per questi veicoli davvero importante.
    A seguire potete trovare un’ampia galleria di foto prese da Popular Science.

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